5 | Il Restauro

Le fasi iniziali sono state caratterizzate da lunghe e ripetute operazioni di studio delle puliture; le conseguenti scelte di recupero delle decorazioni pertanto dovevano tener conto della diagnostica, curata dal Laboratorio Palladio e coordinate dal Dott. Fabio Frezzato. Le indagini campione hanno riguardato la tipologia delle argille impiegate nel Ciborio, le petrografie delle malte, le indagini al microscopio sulle pellicole pittoriche nonché i leganti organici e le malte dell’intonachino in sezione ultrasottile. Il manufatto in terracotta del Ciborio presentava delle ridipinture a calce, il suo aspetto evidenziava in tutti i punti di ancoraggio tra le parti singole dello stesso, risarcimenti grossolani in stucco (calce/gesso). La natura di questi sormonti ha determinato delle trasparenze biancastre, in seguito colmate da ritocchi cromatici a calce.

Dal punto di vista dell’immagine complessiva, ovvero del conseguimento estetico quanto più vicino all’aspetto originario, si hanno principalmente tre dati di cui tener conto: prima di tutto le alterazioni cromatiche dovute ai molteplici interventi di restauro precedenti, alle infiltrazioni e ai sali, l’armonia con i colori compromessi della voltatura nella parte alta della cappella, ed infine il tono da assegnare ai costoloni e ai pilastrini d’angolo per garantire il necessario raccordo tra gli elementi.

L’esigenza di garantire una coesione d’insieme ed una unità estetica dunque, fondamentalmente condizionate da progressioni i cui risultati non si sarebbero mostrati nell’immediato, portano alla visione generale solo per gradi; e ciò ha comportato lente acquisizioni e rallentamenti, dovuti anche al riemergere del ciborio dipinto nella parete Nord, progressivamente discialbato. Il recupero di tutte le componenti e le relative scelte, tra le quali il mantenimento del ciborio dipinto, sono state condivise con i soprintendenti; questa collaborazione ha consentito anche il recupero di alcuni elementi della decorazione definitivamente perduti, come i tre angeli dei rosoni della volta, oltre che i pilastri del ciborio dipinto, ricostruiti con velature colorate a calce. L’aspetto d’insieme è il risultato generoso di una attenta integrazione nel ritocco pittorico; esso è stato eseguito con colori a calce additivati da caseinato d’ammonio, variando il procedimento di applicazione tecnica secondo le opportunità, o integrativo o a rigatino, quando più estesamente nelle parti lacunose a velatura. Parte significativa del recupero riguarda gli impacchi; tutte le operazioni preliminari quali la pulitura, gli stessi impacchi antisale e di rimozione dei ritocchi più pesanti e recenti, i consolidamenti, sono tutte operazioni condotte dopo aver eseguito saggi e campionature su piccole porzioni.

La visione finale premia il tempo impiegato per il recupero e introduce una restituzione dell’ambiente architettonico adeguatamente ai valori di riferimento della decorazione; lo scopo principale infatti è non solo la ricomprensione del manufatto alla luce delle novità riemerse, ma anche la difesa dei valori cromatici che i primi artefici avevano predisposto attorno al valore materico capofila: il cotto lombardo.

La natura morfologica dell’argilla è risultata di provenienza brianzola, quindi un materiale in cotto piuttosto chiaro, ovvero quell’argilla contenente una minore quantità di ossidi di ferro e non tendente al rosso-arancio ma al rosa. La pulitura e la manutenzione del ciborio con acqua bi-distillata sono avvenute con leggerezza e senza ausili di materie ulteriori; al seguito delle fasi di pulitura sono state applicate delle integrazioni cromatiche nei risarcimenti necessari. Il tutto senza impiego di materia consolidante, ad eccezione del tamburo del ciborio; qui infatti e in pochi altri tegumenti del cupolino (vele) il silicato di etile diluito è occorso per la superficie scabra e abrasa.

La mancanza di alcune parti ha posto il problema della ricostruzione e della tecnica con la quale sostituirli: si è scelto di intervenire con la stampa e la scansione 3D. Anziché la modellazione digitale solida si è preferita la neutralità della scansione, anche se la ripresa prevista a 360° implicava molto spazio e sul ponte questo non basta mai. Di conseguenza le forme e controforme in gomma siliconica sono venute in aiuto per la presa dei calchi dagli originali, in seguito si è arrivati alla stampa stereolitografica.


LE FASI del restauro in dettaglio

 

 

A | SOPRALLUOGO DEL SOTTOTETTO

 

B | INDAGINI MURALI saggi di pulitura e stratigrafie

 

C | DISCIALBO il battistero dipinto


 

D | DIAGNOSTICA sintesi analisi

Su incarico dell’impresa A.D.R. di Nicola Ghiaroni è stato eseguito uno studio microstratigrafico, mineralogico-petrografico e cromatografico su 5 campioni. I campioni 3 e 4 sono stati fotografati al microscopio ottico. Dopo inglobamento in resina poliestere, dai campioni sono state ricavate sezioni microstratigrafiche trasversali lucide, dapprima fotografate ed esaminate al microscopio ottico e successivamente sottoposte ad analisi all’ESEM/EDS per approfondire la ricerca dei materiali costitutivi degli strati di preparazione e degli strati pittorici. Per finire, le sezioni sono state analizzate strato per strato mediante microspettrofotometria FTIR, volta ad ottenere ulteriori informazioni su pigmenti, coloranti, leganti e altre sostanze organiche eventualmente osservabili nei diversi strati. Dai campioni 1 e 2 sono state ricavate sezioni sottili che sono state analizzate al microscopio ottico polarizzatore per una caratterizzazione mineralogico-petrografica. Il campione 5 è stato analizzato al cromatografo ionico per quantificare l’eventuale presenza di sali solubili (cloruri, nitrati e solfati).

Le analisi hanno evidenziato come gli intonaci siano stati realizzati con calce aerea come legante ed aggregato di natura silicatica. Entrambi hanno un rapporto aggregato/legante di circa 1/1. Lo strato analizzato del campione 1 ha una granulometria più fine rispetto allo strato analizzato del campione 2. Quest’ultimo vede la presenza di uno strato superiore del tutto simile allo strato analizzato del campione 1. In entrambi i campioni si nota la presenza di una sottile finitura superficiale. I materiali appaiono in discreto stato di conservazione, poiché pur avendo porosità elevate, in cui si riconoscono diverse microfessurazioni, mantengono buone tenacità. Le sabbie analizzate sono compatibili con sabbie naturali di origine locale. Anche il campione C, analizzato in precedenza e proveniente dalle decorazioni nella Cappella del rif. CO00895Crocifisso (del 18/7/2008) è stato realizzato con calce aerea come legante e caricato con sabbia di natura silicatica. Il rapporto aggregato/legante varia rispetto ai campioni 1 e 2 in quanto pari a 1,5/1. La granulometria della sabbia è arenacea media come nel campione 1 mentre la porosità totale è media.

ANALISI cromatografiche dei sali: cloruri e nitrati, essendo sali molto pericolosi per le murature a causa della loro elevata solubilità e deliquescenza (trattengono umidità), hanno un limite di accettabilità, per i materiali lapidei naturali e/o artificiali impiegati negli edifici storici, molto basso e vicino al limite di rivelabilità strumentale. Per i solfati invece la tollerabilità è più elevata e dipende sempre dalla natura e dalla destinazione d’uso dei materiali. In considerazione della premessa, nell’elenco sotto riportato sono indicati con il colore rosso i valori limite, considerando la presenza dei solfati anomala rispetto alla tipologia dei materiali impiegati:

ioni cloruri: 0,01-0,09 % bassi, 0,10-0,99 % significativi, >1 % elevati;
ioni nitrati: 0,01-0,09 % bassi, 0,10-0,99 % significativi, >1 % elevati;
ioni solfati: 0,1-0,99 % bassi, 1-2 % significativi, >2 % elevati.

Per approfondire consulta la relazione scientifica integrale, curata dal Laboratorio Palladio e coordinata dal Dott. Fabio Frezzato.



E | SCHEDE ritocco pittorico

Il ritocco pittorico è stato affrontato valutando area per area le diverse tipologie di degrado della superficie dipinta. Dopo un esame delle analisi condotte e dirette dal Dott. Frezzato della Palladio di Milano, attraverso la consulenza del soprintendente alla direzione dei lavori, l’Architetto Paolo Savio, alcuni saggi sono stati risolti con l’impiego di pigmenti in polvere, altri passaggi con colori a calce. L’impiego della calce è stato utilizzato soprattutto nelle velature delle tinte chiare, mentre per i colori più scuri si è alternato l’impiego di pigmento in polvere. Gli interventi di maggiore consistenza materica predestinati ad un ruolo uniformante e di osmosi sono stati trattati con colori a calce stesi a mezzo corpo o a velatura.

RITOCCO INTEGRATIVO Pigmenti in polvere: Terra di Siena bruciata + Rosso Inglese + Bruno Van Dick + Rosso di Venezia + Bruno di Marte + Carbonato di calce. Leganti: gomma arabica in polvere + acqua bidistillata + chiodi di garofano. Composizione: Caseina lattica gr. 20 + acqua bidistillata gr. 75 + carbonato di ammonio 5 gr. + chiodi di garofano.

RITOCCO A CALCE/VELATURA Pigmenti: Terra di Siena bruciata + Rosso Inglese + Rosso Pompei + Rosso di Venezia. Leganti e inerti: idrossido di calce (cinque anni di spegnimento) + 0,5% resina acrilica + acqua bidistillata.

Gli interventi di maggiore consistenza materica predestinati ad un ruolo uniformante e di osmosi sono stati trattati con colori a calce stesi a mezzo corpo o a velatura.

 

 

F | SCHEDE consolidamento

Sono state eseguite diverse prove di consolidamento e le applicazioni che hanno avuto una maggiore efficacia sul materiale decoeso hanno permesso di selezionare un adeguato dosaggio fino al raggiungimento del gradiente ottimale. Questo livello di valutazione ha dovuto tenere conto del livello di saturazione e della conseguente possibilità di una modificazione del tono della cromia originale delle decorazioni. Dei tre tipi di consolidanti: microsfere di acetato di polivinile, gelvatol, resine viniliche multi disperse, quest’ultime (resina Bresciani WS-41) hanno mostrato una performance ideale sia sotto il profilo delle variazioni del tono cromatico sia per la consistenza e la presa dell’agente consolidante.

Prove di consolidamento con acetato di polivinile (Le prove di consolidamento con acetato non hanno dato esiti negativi, in particolare nel rapporto di diluizione contrassegnato dal numero 1, tale rapporto infatti mantiene una buona luminosità. Tuttavia i successivi raffronti con le resine WS-41 diedero maggiori trasparenze; infatti, nonostante l’alta diluizione il piano pittorico risultava ugualmente consolidato, pertanto sono state preferite.)

1= 5% acetato+120 alcool 96°
2= 30% acetato+120 alcool 96°
1= 15% acetato+120 alcool 96°

RAPPORTI COMPARATIVI TRA ACETATO DI POLIVINILE E RESINA WS-41
FORMULAZIONE:
1 – Acetato polivinile iperdiluito
2 – Resina consolidante WS-41 (60%) – rapporto di diluizione: 1 p. consolidante
12 – p. acqua distillata
Stesura previo pennello morbido su velatino
Tempo di contatto: pari alla copertura della singola pezzuola di cm. 15 x 15

 


G | SCHEDE impacchi

Considerata la posizione a Nord-ovest della cappella, le metodologie ad impacco hanno riguardato molte componenti dell’area interessata, in particolare: tutta la volta; le tre aree dei sottarchi; i pilastri d’angolo; i costoloni; la parete nord nella parte bassa; la nicchia armadio.

Come predetto, le infiltrazioni d’acqua piovana hanno causato efflorescenze saline e distacchi dell’intonachino; diverse porzioni dei costoloni della crociera della volta e dei corrispondenti pilastri angolari in mattoni, risultando danneggiati dal dissesto e da molteplici agenti di degrado, sono stati altrettanto ristrutturati. Soltanto dopo queste operazioni, comprese la spolveratura e le preliminari operazioni di rito, l’impiego della tecnica di abbattimento dei sali e delle conseguenti croste di superficie ha richiesto la formulazione di compresse di diversa composizione.

IMPACCO ANTI SALE Arbocel 200 + acqua bidistillata + seppiolite + carbometilcellulosa (cmc)

IMPACCO DI CARBONATO D’AMMONIO Arbocel 200 + cmc + carbonato d’ammonio + acqua bidistillata

IMPACCO AB57 Arbocel 200 + cmc + carbonato di ammonio + EDTA +bicarbonato di sodio+ acqua bidistillata

Compressa di Diatomite Arbocel 200 + acqua bidistillata + diatomite + carbometilcellulosa (cmc)

Tutti i tipi di impacchi, in particolare quelli al carbonato d’ammonio e quelli destinati all’assorbimento dei sali hanno implicato successive applicazioni di risciacquo. Inoltre, per eliminare la creazione di aloni nei contorni separatori coincidenti con il perimetro della stesura dell’impacco, in alcune aree è stata impiegata la medesima tecnica ad “argine” utilizzata nella tecnica del bario e consistente in una cornice costituita da arbocel, seppiolite, e acqua priva di cmc. La stesura degli argini di contenimento ha impedito la formazione di aloni più o meno marcati tra le zone di sormonto degli impacchi stessi.

 


 

H | RIMOZIONE ferri